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UN MONDO DIVINO PER INTENDITORI DI VINO


Diario


6 aprile 2009

IL TERREMOTO ERA STATO PREVISTO !

http://predazzo.blogolandia.it/2009/04/06/giampaolo-giuliani-ricercatore-dell%E2%80%99infn-prevedo-un-terremoto/




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1 aprile 2008

OGGI FACCIO IL MIO ... VINO !!!

 Prima di tutto non badate a spese per l'acquisto dell'uva, è la base per produrre un buon vino!
In tal senso è opportuno informarsi sul periodo migliore per la raccolta dal proprietario del vigneto, in quanto localita’, tipo di impianto del vigneto, tipo di vitigno e fattori climatici dell’annata influiscono sulla data di raccolta. Inoltre, è bene che il processo di vinificazione si svolga in un luogo areato (durante la fermentazione si sviluppa anidride carbonica nociva alla salute) e fresco (le temperature elevate potrebbero vanificare gli sforzi). In ogni caso, la vostra cantina deve essere sempre pulita, il vino non deve prendere aria e vanno evitati sempre odori forti e grosse vibrazioni.
Ammettiamo che abbiate l’intenzione di produrre circa 150 litri di vino (se le quantita’ cambiano fate le dovute proporzioni): considerando che ogni quintale di uva dà circa 70 litri di vino (avendo un torchio, altrimenti si diminuisce), bisognerà acquistare 2,5 quintali d’uva da vino. Le prime operazioni da effettuare dopo la raccolta dell'uva sono quelle della pigiatura e della diraspatura, ovvero separare i raspi dall'acino (a tal proposito ci sono delle pigiadiraspatrici manuali, che per piccole quantità vanno benissimo). Mentre svolgete questa operazione aggiungete del metabisolfito (o trefosolfina):questa sostanza ha infatti proprieta’ antisettiche, antiossidanti ed aiuta la precipitazione delle sostanze in sospensione da eliminare (la quantità da aggiungere, è scritta sulla confezione).
Il "vino" ottenuto da questa prima fase di lavorazione deve essere posto in un recipiente, possibilmente di acciaio inox, da 250 litri e con rubinetto.
Il contenitore, deve essere lavato e disinfettato con una parte di un dischetto di zolfo, facendolo bruciare all'interno (o pulito con acqua bollente).
Solo dopo questa operazione potrete tappare il contenitore: dopo qualche minuto potrete riaprire, ma evitando di respirare il fumo che si è prodotto. Dovrete ripetere questa operazione ogni qual volta riutilizzerete il recipiente.
Chiudete appena il coperchio, in modo tale che i gas prodotti durante la fermentazione possano fuoriuscire. Le bucce devono essere "affogate" (follatura) due volte al giorno per evitare che si ossidino (diventerebbero più scure ed irrancidirebbero alterando il mosto) e anche per abbassare leggermente la temperatura della massa, che oltre i 36 gradi circa, potrebbe far arrestare la fermentazione (si arresta infatti l'attività dei lieviti che sono gli autori della fermentazione).
A questo punto passate alla svinatura: dopo 1 giorno, se si tratta di uve bianche, circa 5 giorni, se si tratta di uve nere.
La svinatura, consiste nella fuoriuscita del mosto dal recipiente e nella raccolta delle bucce che possiedono ancora molto liquido. Inserite le bucce nella piccola pressa e passate alla torchiatura: il mosto ottenuto dovra’ essere unito a quello appena svinato. Tutto il mosto che avrete ottenuto dovra’ essere posto in 3 damigiane da 54 litri ciascuna (eventualmente distribuendo il mosto ottenuto dalla pressatura in ciascuna damigiana), la rimanenza, che all'incirca dovrebbe essere di 10 -15 litri, in un contenitore più piccolo . 
Come tappo dovrete utilizzare dei piccoli "bollitori" di plastica (uno per damigiana) che dovranno essere riempiti al loro interno con un po' d'acqua. In questo modo otterrete una barriera che impedirà all'aria di entrare, e allo stesso tempo farete fuoriuscire l'anidride carbonica (l'effetto è molto evidente e si vedranno fuoriuscire dal tappo delle bolle). Mettete le damigiane su di un piano rialzato. Il mosto pian piano si quieterà e dopo circa 20 giorni potrete fare il 1° travaso (dico circa, perché non è sbagliato eseguire l'operazione con la luna in fase calante). A questo punto si potra’ effettuare il travaso tramite un tubo di plastica nel recipiente in acciaio inox, sciacquate bene le damigiane e riempitele nuovamente. Non bisogna assolutamente toccare il fondo delle damigiane né agitare il vino da travasare, perche’ si potrebbe causare il movimento della "feccia" che si è accumulata nel fondo (i residui oltre ad essere causa della non limpidezza del vino sono anche portatori di batteri pericolosi per lo stesso).
Durante il travaso prelevate un campione del vostro vino (circa ½ litro), chiudetelo bene in una bottiglia di pari quantità e portatelo ad analizzare da un enologo (la spesa si aggira intorno a 10 euro). L'enologo sicuramente vi darà dei correttivi come ad esempio acido citrico, o tartarico, di cui il vostro vino è deficitario e vi consiglierà di mettere un po' di bentonite per la chiarificazione del vino (fatevi spiegare bene come utilizzarla): in commercio esistono comunque dei filtri ad un prezzo accessibile.
La quantità del vino è diminuita per via dei depositi che avrete eliminato e va reintegrata con il vino del piccolo recipiente, colmandolo . Di nuovo andrete a mettere gli speciali tappi. Dopo circa 30 giorni dovrete effettuare un nuovo travaso - II TRAVASO (se avete acquistato la bentonite ricordatevi di metterne un po' per damigiana circa una settimana prima del nuovo travaso). Mettete tutto il vino che avete nel recipiente di acciaio e dopo aver miscelato bene i prodotti che vi sono stati dati dall'enologo con del vino(non vi preoccupate non sono sostanze pericolose ma solo sostanze che il vino possiede naturalmente e di cui il vostro necessita per la sua buona conservazione ed il miglioramento delle qualità organolettiche). 
Ripulite le damigiane e, se potete, lasciatele scolare a testa in giù (risciaquare con acqua prima di un nuovo utilizzo).
Il nostro recipiente con il vino deve essere dotato di galleggiante, è l'ideale perché con l'aggiunta di una piccola quantità di olio enologico (intorno al galleggiante) avrete ottenuto un'ottima protezione dall'aria; in caso contrario la quantità di olio da utilizzare sarà di circa 1 litro, e l'effetto sarà identico. Dopo circa 15 giorni assaggiate il vostro vino, ma se volete un consiglio del tutto personale non iniziate a berlo prima di Natale: ha bisogno di maturare !!!
Ora se tutto è andato bene avrete la grande soddisfazione di aver CREATO IL VOSTRO VINO!!! Guardatelo dentro ad un bicchiere rigorosamente di vetro non lavorato, se il vostro vino bianco avrà un colore dorato va bene se risulta ambrato dovrete iniziare a preoccuparvi !
Procedete alla degustazione del primo bicchiere…..vi emozionerete perché vi sembrerà il vino più buono che abbiate mai bevuto!!! Qualora vogliate imbottigliare il vostro vino, posto che quest’ultimo non potra’ durare a lungo nelle bottiglie, dovrete usare tappi in plastica o in sughero tenendo presente che per questi ultimi serve necessariamente un’imbottigliatrice manuale.
Per il vino rosso imbottigliato con tappi di sughero, provate a vedere com’e’ dopo un anno. L'imbottigliamento deve essere fatto comunque a primavera. Cercate quindi di consumare il vino nell'anno in corso,con maggiore attenzione per il bianco e ricordatevi di imbottigliare con la Luna giusta.
Per presentare meglio il vostro vino potrete creare una vostra etichetta ed utilizzare una capsula termorestringente sul tappo. Ora che avete imparato a fare il vino in casa, sperando che tutto sia andato bene e soprattutto che sia venuto un buon vino vi auguro…..
BUONA BEVUTA A TUTTI!!!!!!




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27 giugno 2007

L'AGLIO DEI ... MIRACOLI !!!

Un autentico farmaco naturale. Utile contro ipertensione e colesterolo, mal di testa e bronchiti, protegge il cuore e il fegato
Con i 77,2 anni per gli uomini e gli 82,8 anni per le donne, gli italiani sono il popolo più longevo dell’Unione europea. Merito della dieta mediterranea, d’accordo. Ma anche di un alimento tipico di questo regime alimentare, eppure amato e odiato: l’aglio. Secondo la Coldiretti, sarebbe proprio il tanto bistrattato responsabile di aliti non proprio profumati ad allungarci la vita. Con i circa 50 milioni di kg consumati a testa ogni anno, il beneficio che traiamo dalle molteplici proprietà di questo alimento considerato unanimemente un efficace farmaco naturale, è garantito.

Un farmaco naturale
Antibiotico naturale, indicato contro ipertensione, l’aglio contribuisce a curare il diabete.            E permette di tenere sotto controllo i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue. Non solo: è una formidabile difesa dell’organismo contro l’influenza, la bronchite, la tosse e perfino alcuni disturbi del fegato. Secondo la Coldiretti, sarebbe perfino una valida alternativa tutta naturale al Viagra, come confermano recenti ricerche scientifiche che hanno provocato un boom delle vendite nei supermercati inglesi.
L’aglio, ricordato nelle più antiche ricette come vermifugo, vanta una storia nobile che lo vede addirittura presente nelle unzioni regali dei re di Francia in quanto simbolo di energia che allontana il male e che fa scaturire dalla bocca del sovrano sentenze improntate alla giustizia e all’equità.
Nelle tradizioni popolari, l’aglio è consigliato contro mal di testa, infezioni e malattie cardiovascolari, ma soprattutto viene indicato come disinfettante dell'intestino perché svolge un’efficace azione antibatterica intestinale.

Redazione Staibene.it – giugno 2007




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30 maggio 2007

Radiazioni, cibo per funghi

Massicce dosi ionizzanti aumentano la velocità di crescita di alcune specie. Spiegato un fenomeno già osservato dopo Chernobyl

Oltre alla materia organica che decompongono, i funghi sembrano avere un altro “piatto preferito”: le radiazioni. La prova arriva da un gruppo di ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine dell’Università di Yeshiva (New York, Usa), che hanno testato il tasso di crescita dei funghi esposti a radiazioni ionizzanti.

La maggior parte dei funghi posseggono la melanina - lo stesso pigmento che negli esseri umani è presente nelle cellule della pelle – ma finora la sua funzione biologica non era ancora stata chiarita. Sembra invece che, proprio grazie ad essa, questi funghi siano in grado di catturare alcune radiazioni e servirsene come fonte di energia per la crescita, esattamente come le piante utilizzano la clorofilla per convertire la luce solare in energia chimica.

Le prime evidenze di questa insolita caratteristica risalgono ai primi anni Novanta, quando un gruppo di ricercatori dell’Istituto di microbiologia e virologia di Kiev (Ucraina) si era accorto della maggiore velocità di crescita di funghi esposti alle radiazioni di Chernobyl. Il nuovo studio, avviato cinque anni fa e ora pubblicato su Plos One, dimostra che in effetti alcune radiazioni aumentano in modo significativo la crescita dei funghi con melanina. Due tipi di funghi in particolare (Crytococcus neoformans e Wangiella dermatidis) sono stati esposti a livelli di radiazioni ionizzanti 500 volte superiori a quelle normalmente presenti a livello del suolo. Gli scienziati hanno osservato che i funghi sono cresciuti a un ritmo tre volte più veloce della norma.

Le radiazioni ionizzanti si trovano in abbondanza nello spazio cosmico. Per questo la scoperta potrebbe rivelarsi utile nelle missioni spaziali, dal momento che alcuni funghi sono commestibili e potrebbero rappresentare una fonte di cibo per gli astronauti.




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16 maggio 2007

IL PISTACCHIO CONTRO IL COLESTEROLO

Mangiare pistacchi aiuta a proteggere il cuore. Lo dimostra una nuova ricerca condotta dalla Pennsylvania State University (Usa), secondo cui il popolare seme di colore verde avrebbe la proprietà di ridurre in modo considerevole il livello di colesterolo “cattivo” nel sangue e i rischi di restingimento delle arterie.
I volontari che hanno fatto parte del campione dello studio, sono stati invitati a mangiare 80 g di pistacchi ogni giorno per un mese. Al termine del periodo di sperimentazione, il livello di colesterolo totale si era abbassato dell’8,4%, mentre quello del colesterolo “cattivo” addirittura dell’11,6%.




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7 maggio 2007

IL MIO VOLTO

Io nascondo il mio volto ai
pregiudizi ed all’invidia della gente
che interpreta il mio sguardo
seguendo l'umore del proprio animo.
Solo a te, amore,
ho mostrato il mio vero volto.
Ho tolto il velo di protezione
per farti leggere nei miei occhi,
una intensa dolce emozione,
che io chiamo AMORE.
Io mi auguro che tu colga,
nel profondo della mia anima,
delle parole d'amore
che si pronunciano da sole,
e cosi vedrai che il mio volto sarà per te
un meraviglioso libro d'amore,
da vivere intensamente ogni giorno.




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28 marzo 2007

GP dona ... SEMI !!!

Un giovane sognò di entrare in un grande negozio.
A far da commesso, dietro il bancone c'era GP.
"Che cosa vendete qui?", chiese il giovane.
"Tutto ciò che desidera", rispose cortesemente GP.
Il giovane cominciò ad elencare: "Vorrei la fine di tutte le guerre nel mondo, più giustizia per gli sfruttati, tolleranza e generosità verso gli stranieri, più amore nelle famiglie, lavoro per i disoccupati, più comunione nella Chiesa e... e...".
GP lo interruppe: "Mi dispiace, signore. Lei mi ha frainteso.
Noi non vendiamo frutti, noi vendiamo solo ... semi".


 Ricordati che la tua anima è un giardino in cui sono seminate le imprese e i valori più grandi.

Li lascerai crescere?




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16 marzo 2007

Natura e macchine sotto la lente del Cnr

Una vernice spray, fatta di amidi naturali biodegradabili, per 'foderare’ il terreno ed evitare che crescano piante infestanti. Un gruppo di ricerca diretto da Mario Malinconico, dell’Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri (Ictp) del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli, ha messo a punto una soluzione acquosa, contenente una miscela di polisaccaridi derivabili da alghe, crostacei, frutta e residui dell’industria conserviera, che si solidifica come uno strato di vernice sotto gli occhi dell’agricoltore. Una soluzione non inquinante per sostituire la diffusa pratica agricola della pacciamatura: il terreno da coltivare viene coperto con una plastica nera che serve a bloccare la radiazione solare fotoattiva, impedendo la crescita delle erbe spontanee. Solo nei fori praticati lungo il telone, dove viene impiantato il seme o la piantina, la luce solare continua ad operare.
“Oggi per la pacciamatura”, spiega Mario Malinconico, “vengono impiegati soprattutto polietilene (pe) e copolimeri etilene-vinilacetato (eva). Per una superficie di 100.000 ettari, il consumo annuale è di circa 65.000 tonnellate. Una volta rimosse, queste pellicole, sporche e contaminate da diserbanti e fertilizzanti, non sono economicamente appetibili per operazioni di riciclo e la maggior parte (circa l’80%) viene abbandonata sul terreno o bruciata in modo incontrollato, con conseguente immissione di sostanze nocive nell’atmosfera e nel suolo”. La vernice ‘biologica’ spray può essere depositata sul terreno, opportunamente lavorato per limitare le asperità, tramite uno spruzzatore che può essere manuale (quando le estensioni sono limitate) o tramite un macchinario (una pompa montata su trattore) che serve a irrorare superfici di grandi dimensioni e si degrada in un tempo che dipende dalla formulazione, studiata in base alla durata richiesta. In ogni caso, prove effettuate dall’Istituto del Cnr e dai suoi partner, hanno mostrato che dopo 2 mesi dalla fresatura non restano tracce del polimero. La resa del raccolto, in sperimentazioni condotte su fragole, asparagi, pomodori e lattuga, è stata in alcuni casi superiore rispetto alla pacciamatura. I prodotti utilizzati nella soluzione acquosa sono interamente biodegradabili, atossici e già approvati per uso alimentare; l’assenza di ecotossicità, prevista nel progetto, è stata verificata.
Le applicazioni della soluzione di polisaccardi non riguardano solo la pacciamatura: possono essere incorporati nella ‘vernice’ pigmenti per dare effetti fotocromici, importanti sia per il controllo della crescita delle piante, sia per la lotta ai parassiti, oppure fitofarmaci, normalmente diffusi senza diluizione, che in questo modo possono essere rilasciati in maniera prolungata, ottimizzandone le quantità. Inoltre, il film protegge il frutto (fragole, lattuga, melone, pomodoro, etc.) dal contatto con la terra e con i concimi. Poiché mantiene il terreno più caldo, permetterebbe anche l'anticipo del raccolto nei mesi invernali.
Crostacei“E stato recentemente impiegato, con risultati interessanti”, sottolinea il ricercatore dell’Ictp- Cnr, “l’impasto ottenuto da residui della lavorazione dei crostacei (sostanzialmente chitina e chitosano, i polisaccaridi più abbondanti in natura dopo la cellulosa) disciolto in aceto insieme ai residui della chiarificazione e filtrazione dell’aceto stesso. Questi filtri sono costituiti da minerali e gelatine fossili, oltre che dai residui dell’aceto (pigmenti, antiossidanti, polisaccaridi insolubili, etc.) Il materiale che si ottiene dall’evaporazione fornisce un film nero con ottime proprietà elastiche, in cui la carica minerale è perfettamente dispersa nella matrice”.
Trattandosi di materiali, in entrambi i componenti, provenienti da operazioni di recupero e non più impiegabili, rappresentano un costo per l’impresa che li produce e quindi un loro riutilizzo in applicazioni strutturali ecologiche, comporterebbe un indubbio beneficio economico. “In particolare, la chitina e il chitosano derivati dalla sgusciatura dei crostacei”, osserva Malinconico, “nei paesi dove sta crescendo l’industria dell’allevamento di queste specie ittiche (Canada, Cina e Giappone) stanno diventando un problema ambientale rilevante”. Il prodotto è pronto per l’uso nella florovivaistica, un settore dove c’è molto valore aggiunto e alti costi per diserbare i vasi (attualmente l’unico metodo è quello di strappare le erbacce a mano).
La vernice spray è stata sviluppata all’interno del progetto europeo Life “Biocoagri”, che ha coinvolto anche l’Istituto di cibernetica “E. Caianiello” del Cnr, le Università di Napoli (Federico II), Bari e Osnabrueck in Germania, la società svedese PSS che produce rivestimenti polimerici per la conservazione dei monumenti. Come sub contraenti hanno partecipato a l’azienda Novamont di Novara e la PolyEur di Benevento.




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25 gennaio 2007

DIMENSIONI ... INVISIBILI !

Molti sanno che viviamo in un continuum quadridimensionale (le ben note tre dimensioni spaziali – altezza, lunghezza, larghezza – più la misteriosa dimensione temporale), ma pochi, tra i non addetti ai lavori, sanno che la fisica moderna ammette l’esistenza di più dimensioni “nascoste”.  Che queste dimensioni extra debbano esistere è ‘sicuro’, le dimensioni extra sono “necessarie” per unificare le varie interazioni conosciute; ma quante dimensioni? Non lo sappiamo. Alcuni parlano di Universi a 9,10,11,24 o addirittura 64 dimensioni…  Pensate un attimo a quanto sarebbe povera la nostra percezione della realtà se appena esistesse anche una dimensione extra non percepita: chi ha letto il bellissimo libretto della terra piatta (Flatland) sa di cosa sto parlando. Un problema extra delle dimensioni extra è nel grande dislivello previsto tra la temperatura (energia) a cui avviene l’unificazione tra la interazione debole (responsabile ad esempio dei processi radioattivi) e la ben conosciuta interazione (forza) elettromagnetica (per la fusione di queste due forze siamo sui  10^2 Gev) e la temperatura (energia) prevista per la grande unificazione della gravità con le altre forze (10^18 Gev, 10 milioni di miliardi più alta!). Questo è noto come “il problema della gerarchia”. In effetti 10^18 Gev  è una temperatura così alta che può essere esistita solo per un breve attimo dopo il Big Bang.  Inoltre c’è la domanda basilare: se davvero viviamo in un Universo MOLTO più ricco di quanto normalmente percepiamo, se esistono davvero 5,6,7 o molte altre dimensioni oltre a quelle abituali, come mai non le “vediamo”?   Alcune teorie dicono che non possiamo “vedere” le dimensioni extra perché queste sono “arrotolate”, cioè ripiegate su se stesse con un raggio di curvatura submicroscopico (molto più piccolo del raggio di un atomo). Tuttavia rimane il quesito: perché, delle primordiali dimensioni, solo 4 sono “dispiegate” e le altre sono praticamente scomparse? Un nuovo approccio, dovuto a Lisa Randall (della Princeton University ora al MIT) e a Raman Sundrum (Stanford), ammette che le dimensioni extra potrebbero essere estese come quelle normali ma con una peculiarità: i gravitoni (le particelle che portano la forza gravitazionale) in queste dimensioni sarebbero bloccati in piccoli “spazi” e questo farebbe la differenza… Con questa nuova eccitante ipotesi si avrebbe la unificazione della Gravità con le altre forze conosciute ad una più ragionevole temperatura (energia) di 10^3 Gev (solo 10 volte più grande di quella necessaria per l’unificazione elettro-debole). Il “problema gerarchico” sarebbe così risolto. Inoltre, importante!, la nuova teoria permette di prevedere l’esistenza di nuove particelle “esotiche” in un range di energia raggiungibile tra breve dal Large Hadron Collider (LHC), in costruzione al CERN a Ginevra. Quindi la teoria potrà essere presto messa alla prova sperimentale (al contrario di molte altre pur affascinanti teorie, come quella delle super-stringhe, che per ora sono al di fuori di qualsiasi controllo sperimentale).




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25 gennaio 2007

Classificazione pratica delle discipline scientifiche

Se è verde o si muove , è biologia.
Se puzza, è chimica.
Se non funziona, è fisica.
Se non ha senso è economia.
Se ti fa stare peggio, è medicina (tradizionale)
Se non ti fa stare meglio, è medicina (alternativa)
Se è, è matematica




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Immaginare. Creare. Innovare SCEGLIERE UN VINO E' UNA DIMOSTRAZIONE DI GUSTO, MA SOPRATUTTO DI CULTURA, PERCHE' IL GIUDIZIO NON E' SOLO VALUTAZIONE DEL PALATO, DEL NASO E DEGLI OCCHI, MA ANCHE DEL CERVELLO. LA SUA SCELTA E' DEL TUTTO PERSONALE, ED E' TANTO PIU' VALIDA QUANTO MAGGIORE E' LA TUA CONOSCENZA, TI DEVI AVVICINARE A LUI COME AD UN AMICO, CON INTERESSE E CON ATTENZIONE, PER COGLIERE LE DELICATE DIFFERENZE CHE LO RENDONO DIVERSO, SPESSO UNICO. SE ASSAGGIANDO UN BICCHIERE DI VINO, COGLIERAI QUESTE SENSAZIONI, QUESTE EMOZIONI, DOVRAI SENTIRTI CONTENTO PERCHE' SEI UNA PERSONA CHE SA' COGLIERE QUANTO DI BUONO LA VITA CI SA' OFFRIRE.

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